Aspetti esistenziali fondanti il lavoro gestaltico

Fin da ragazzino ho cercato di seguire la affermazione Zen: “Comportati quando sei in compagnia come quando sei solo, quando sei solo come quando sei in compagnia”.Venivo da una infanzia riservata e solitaria, ed è stato soltanto alla soglia dei trent’anni che ho cominciato ad esplorare ed incrementare il contatto emotivo con il prossimo. Così molto spesso ho inteso questa indifferenza allo stare in solitudine o in compagnia semplicemente come una giustificazione al distacco dalle emozioni.

Ma ad un livello più profondo questa massima, con altre simili, mi ha anche indicato una strada determinante per il lavoro su me stesso: il basare la mia esistenza su ciò che provo, prendendomene la responsabilità di quello che sono, sia che io possa o non possa definirmi socialmente. Così, è stato forse con lo Zen che ho cominciato un percorso cosciente di Gestalt, intendendo con questa parola non una tecnica ma una via di consapevolezza esistenziale.

Il concetto che nella Gestalt corrisponde a questo atteggiamento è la fede organismica. Preferisco questo termine ai suoi simili “autoregolazione organismica”, od “omeostasi” perché questi sono facilmente identificabili con una teoria o un modello di riferimento indipendente dal soggetto. L’essenza della fede organismica si trova invece nel suo essere non una conoscenza controllabile dalla mente, ma una esperienza, un’azione che ha il suo centro nel qui e ora soggettivo.

Il significato secolare e religioso della parola “fede”, spesso indica un riferimento ad altro dal qui e ora: una speranza, una aspettativa che come tale potrebbe essere delusa. D’altra parte esiste una connotazione spirituale per la quale la fede non può rappresentare una aspettativa; tale connotazione è espressa nella tradizione teistica con il monito per cui non è possibile tentare Dio, dubitarne, avvicinarsi ad esso in base ad una ambivalenza. Io credo che tale ambivalenza sia insita nel concetto di dio-personale: un essere assoluto e perfetto, ma allo stesso tempo interlocutore dell’essere umano incarnato nel relativo. In tale polarità, la Fede organismica corrisponde alla fede senza giudizi o aspettative, che ha forte assonanza con l’accoglienza incondizionata indicata da Carl Rogers come base del Counseling.

Più che di una fede nell’organismo, si può parlare di fede nell’organicità: la interrelazione degli eventi che dall’infinitamente piccolo all’infintamente grande costituiscono un sistema unico, univoco, olistico. Tale concezione si avvicina a quella della realtà come frattale, come universo olografico, in cui vi è coincidenza tra il mondo interno e quello esterno, tra i quali il punto di contatto è il sentire nel qui e ora. Mentre “autoregolazione organismica” ed “omeostasi” possono rappresentare modelli conoscitivi, l’espressione “fede organismica” indica una esperienza soggettiva, od un’azione. La realtà, dal più grande universo al più piccolo microcosmo, costituisce un tutt’uno organico, e la presa di responsabilità sul proprio essere nel qui e ora, è il modo primario con cui il soggetto può porsi nel contatto.

E’ sorprendente quanto poco materiale vi sia su questo tema: sono quasi costretto a citare Claudio Naranjo per corroborare questo aspetto:

“ Nella Gestalt diventa importante essere coscienti del “qui e ora” del corpo, delle emozioni, del pensiero non perché questo esser coscienti ci porti “a capire qualcosa”, ma perché la coscienza stessa deve essere ristabilita essa è parte di quello che siamo ed è una parte alla quale è dato stare al centro del nostro essere.”  

La centralità della coscienza fa della Gestalt un approccio intrinsecamente olistico: il corpo, le emozioni, il pensiero, rappresentano diversi livelli di realtà dei quali la coscienza è la unica misura comune, il “minimo comune denominatore”. Si aggiunga a questo che la coscienza è soggettiva ed è qui e ora, e che i soggetti non esistono in modo indipendente, ma si compenetrano in una rete di relazioni con gli altri e con tutti i fenomeni della realtà, a formare quel campo energetico unificato che è anche alla base delle più recenti teorie fisiche scientifiche. Con ciò, la pratica della Gestalt può coprire anche il campo della Psicologia Transpersonale, pur non costruendo alcuna specifica teoria su di esso.

La fede organismica ha conseguenze su innumerrevoli piani: salute, spiritualità, politica, ecologia, organizzazioni umane… “Si tratta da un certo punto di vista di una fede nella spontaneità, nel Tao, nel fatto che il naturale in sé stesso funziona bene” (Claudio Naranjo). Ma si tratta anche di una fede in se stessi, nel proprio essere parte e quindi misura del naturale. Il naturale di cui parlo non è infatti un “naturale” conosciuto dalla mente, contrapposto ad un “artificiale” o “culturale”: la coscienza esiste solo come partecipazione soggettiva all’azione, e l’azione è di per sé trasformazione degli opposti l’uno nell’altro. Come nello Zen, il centro è vuoto, neutro, non ha colore, natura o cultura. E’ da questo centro che è possibile fare esperienza del gioco armonioso delle polarità.

Calando questi concetti nell’esperienza soggettiva, diventa centrale la nozione di contatto. In termini generali, il contatto è la funzione di relazione tra due o più soggetti del campo organismico, che danno vita a un processo che ha un inizio e una fine: orientamento, azione, ritiro dal contatto. In termini concreti, Il contatto è l’esperienza soggettiva immediata del confine io-tu (o io-altro da me, o io-ambiente). E’ intrinseca nel contatto la capacità di distinguere: non esiste contatto senza confine. La mancanza di confine, o meglio una ambivalenza di confini che non consente la conclusione dei processi di contatto, si può definire confluenza, cioè fusione coatta delle esperienze soggettive.

Secondo Fritz Perls, in piena assonanza con le moderne Epigenetica e Memetica così come con filosofie orientali quali Buddhismo e Taoismo, l’Io è determinato dai suoi confini: non vi è identità senza relazione. Quando viene creato un confine, esso è sentito sia come contatto che come isolamento, e questa tensione consente lo scambio creativo tra soggetti. La capacità di distinguere, complemento necessario alla capacità di unione ed integrazione, è apertamente ricordata nella cosiddetta “Preghiera della Gestalt”, opera di Perls di cui riporto qui la versione breve:

“Io sono io

E tu sei tu

Io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative

E tu non sei al mondo per soddisfare le mie aspettative

Se ci incontreremo sarà bellissimo

Altrimenti non ci sarà niente da fare

Io sono io

Tu sei tu”

Notes

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