Conseguenze e analisi di contesto sulle cinque leggi biologiche individuate dal dott.Hamer
La scoperta delle cinque leggi biologiche consente la riformulazione della medicina scientifica al di fuori della polarità salute-malattia.
Quanto segue può contenere errori rispetto alla dottrina stessa che cerca di spiegare, e non è in linea con quanto sostenuto dalla medicina ufficiale. Chi lo applica nella propria vita, lo fa solo ed esclusivamente sotto la sua personale responsabilità.
Al lettore casuale è consigliata la lettura preventiva del mio precedente articolo tecnico esplicativo:
http://marcelloperi.tumblr.com/post/298442391/il-sistema-delle-cinque-leggi-biologiche-individuate
nel quale cerco di sintetizzare il contenuto delle cinque leggi biologiche. A chi desidera approfondire le cinque leggi biologiche una per una in modo organico, consiglio questo link:
http://nuovamedicina.com/index.php/le-sue-scoperte/le-5-leggi-biologiche.html
- - ->
La scoperta delle cinque leggi biologiche consente la riformulazione della medicina scientifica al di fuori della polarità salute-malattia.
La polarità salute-malattia deriva da una concezione della esistenza come lotta tra il bene e il male, donde una concezione della salute come “stato di normalità” a rischio di attacchi: virus, batteri, tumori, ecc.
La gran parte della scienza ha indagato l’essere umano a partire da questo preconcetto, da cui deriva l’attuale stato della medicina ufficiale: l’essere umano è considerato simile a una macchina, che può avere difetti di fabbricazione, incidenti, rotture, e venire riparato con operazioni meccaniche come prescrizioni di farmaci o terapie invasive.
Un esempio estremo di tale situazione è il mito del DNA come “libro sacro” della identità individuale: ipotesi che ha assunto il ruolo di verità nella divulgazione mediatica, mentre non vi è nessuna prova logica scientifica per sostenerla. (per ulteriori approfondimenti cfr. Epigenetica).
Questa situazione culturale corrisponde, sul piano delle relazioni all’interno del sistema sanitario, a una gerarchia dove la validità delle terapie e dei protocolli è imposta e attesa dall’alto, nella credenza che l‘“autorità” centrale possa indicare il miglior “bene”, più vero, utile o oggettivo, per i singoli casi.
Tali relazioni gerarchiche coincidono con leggi e regolamenti che non aiutano il terapeuta ad assumersi la libertà e la responsabilità di operare in scienza e coscienza secondo il proprio giudizio diretto. D’altra parte, è sempre più forte la pressione dei pazienti che pretendono dal sistema sanitario risposte e soluzioni ”oggettive” come se l’essere umano fosse veramente una macchina, e sono pronti a denunciare il medico che a ragione o a torto non fornisce loro un simile servizio.
La relazione terapeutica creativa, si trasforma così sempre più in “medicina difensiva”: una pratica che si basa su un uso massiccio di farmaci ed esami, atto a prevenire non le malattie, quanto ad allontanare il carico di responsabilità dalle parti in causa, scaricandole su protocolli e interpretazioni ufficiali assunte come verità.
Con la riformulazione della concezione di salute indicata dalle cinque leggi biologiche, questi problemi relazionali trovano un diverso scenario: le scoperte e le interpretazioni dei dati proposte dal dott.Hamer mostrano -in modo verificabile da chiunque voglia dedicarvi un po’ di tempo- come l’aspetto meccanico microscopico sia marginale nella comprensione della salute, e centrale invece sia la responsabilità che il soggetto prende sul proprio sentire.
Il mondo molecolare e microscopico può essere ricompreso come parte del vissuto esperienziale, così correggendo la forte distorsione che ha portato, nella rincorsa contro il “male” e la sua causa, a dare importanza ad aspetti parziali e spesso inconsistenti. In altre parole la scienza medica, come molte religioni e tradizioni caratterizzate dalla gerarchia, ha applicato una “tunnelvision”, una visione a tunnel dove la comprensione di insieme è sacrificata alla urgenza della “reazione”, tipica dello stato di shock o dello stato di guerra, in cui ogni aspetto deve essere identificato al più presto come amico o nemico, bene o male.
Le cinque leggi biologiche illustrano come i sintomi di quelle che chiamiamo malattie non richiedano quasi mai una risposta di urgenza o particolare preoccupazione: essi sono espressioni naturali del corpo biologico che, sottoposto a certi tipi di stress acuto, reagisce in modo specifico, attuando programmi speciali, ordinati e riconoscibili, secondo una risposta di adattamento arcaico. E se, idealmente, il soggetto fosse lasciato libero di completare il processo, senza ulteriori stress dovuti ad esempio a terrorismo medico o familiare, ci potrebbe riuscire nel modo migliore e nella maggior parte dei casi.
Molti processi naturali di reazione a uno stress acuto comprendono una fase di dolore (cioè i sintomi delle “malattie”), che nella maggior parte dei casi non è pericolosa: essa giunge anzi nella seconda parte del processo, incarnando la fatica della ricostruzione e della espulsione del superfluo. In tal modo tutte le cossiddette “malattie” sono comprensibili nel loro dispiegarsi, e spesso è anche possibile prevedere l’intera parabola del processo, con una sorprendente precisione di tempi e modi, fino a conclusione.
I sintomi non sono causati da “attacchi” di batteri o virus, di celulle o parametri fuori controllo. Funghi, batteri e virus sono semplicemente elementi correlati alla seconda parte dei processi: la fase di ricostruzione che comprende febbre e debolezza. Essi accompagnano il ritorno alla normalità dei tessuti interessati: un esempio sono le infezioni o infiammazioni, che non sono altro che la demolizione di tessuti precedentemente cresciuti per aumentare una specifica funzione.
In questo esempio dell’infezione è possibile anche vedere la identità di base tra “cancro” e “malattia”: se la anomalia viene scoperta nella fase di crescita o nel momento di pieno sviluppo, sarà diagnosticata come cancro, se nella ultima fase di demolizione, sarà identificata come infezione o infiammazione. Si tratta però di due momenti del medesimo processo di risposta a un trauma, processo che può essere, eventualmente, influenzato senza comunque “combattere” alcunchè.
Lo “stare male” sia fisico che psichico è parte ineliminabile di naturali ed ordinati processi di azione e reazione tra il soggetto animale e l’ambiente, in un unico campo di esperienza che abbraccia ogni aspetto: fisico, emotivo, macroscopico o microscopico. Le cinque leggi biologiche mostrano come non c’è un funzionamento causa-effetto che non sia parte di una esperienza dotata di senso soggettivo, e che tale senso è determinante per comprendere il processo: si ritrova in modo ordinato in tutti i casi simili.
La esperienza del soggetto è il piano di realtà primario; esso comprende, tra infiniti aspetti analizzabili, anche un aspetto meccanico microscopico (molecolare), che va interpretato alla luce di tutti gli altri livelli senza la pretesa di trovare in esso “la causa”.
Immagina cosa succede a delle cavie di laboratorio sulle quali viene sperimentata le conseguenze di una nuova sostanza. Il loro sentito più significativo e magari traumatico è forse relativo alla sostanza come fatto molecolare?
Andiamo con ordine: abbiamo un ambiente dalla vita quotidiana simile a un lager, con orrore e terrore, dove ogni test è per gli animali coinvolti essenzialmente una serie di torture.
Secondo la cinque leggi biologiche, in queste condizioni, quando viene introdotto un nuovo fattore sugli animali, come una puntura o peggio, indipendentemente dalla sostanza da testare, si hanno comunque una serie di reazioni arcaiche di sopravvivenza a carico di vari tessuti e organi, reazioni comunemente chiamate malattie e cancri.
Quale può essere la validità di test simili?
A questo si aggiunga il fatto che la ricerca, in particolare quella privata, ma anche quella universitaria, spesso è finalizzata a raggiungere certe conclusioni -per forza- e -in breve tempo-: i ricercatori devono far risultare certi dati, pena mobbing.
Tali conclusioni poi diventano “ufficiali” con articoli pubblicati sulle riviste “scientifiche” e a volte con premi internazionali. In breve, la sanità è un’istituzione come tutte le altre, e lo stato dei rapporti umani nella sanità è simile al resto della società intorno.
Secondo la cinque leggi biologiche, nella maggor parte dei casi la assunzione di farmaci “specifici” non aiuta il normale svolgersi del processo soggettivo, se non lo ostacola tramite le sue controindicazioni. I farmaci eventualmente usati da chi conosce la cinque leggi biologiche, servono essenzialmente per facilitare il compimento dei processi naturali mitigandone gli estremi.
La salute parte in primo luogo dalla presa di responsabilità su di sè: responsabilità che come ogni esperienza è anche un processo biologico. Verificare le cinque leggi biologiche nella propria realtà, consente di darsi ragione dei processi di salute/malattia e sottrarsi alla “normalità del danno” della medicina ufficiale. A questo punto la prassi di salute è in gran parte autonoma: si tratta di comprendere e accettare le conseguenze biologiche dei traumi che inevitabilmente la vita porta, seguendo i processi di reazione nel loro sviluppo fino a conclusione.
Per alcuni, il passaggio verso la cinque leggi biologiche avviene in relazione a un problema presente, in uno stato di urgenza o di bisogno, per cui è richiesto un aiuto esterno. Vi sono tre aspetti su cui è possibile lavorare con le cinque leggi biologiche in una relazione di aiuto:
- educazione, guida alla interpretazione dei sintomi e dei traumi correlati;
- supporto umanistico e/o legale, per affrontare un ambiente quotidiano sfavorevole alle visioni alternative sulla salute;
- supporto al cambiamento, per chi desidera affrontare un conflitto che è ancora attivo, recidivato, e/o i relativi sintomi.
In quest’ultimo caso, può essere utile l’aiuto di ogni professionista della relazione (psicoterapeuta, coach, counselor, …) che conosca a sua volta le cinque leggi biologiche, e si ponga quindi in una posizione laica a paritaria rispetto alle esigenze del cliente. Il ruolo del medico “come lo conosciamo oggi”, è in alcuni casi utile a prescrivere esami per identificare i processi in atto, ed eventuali terapie di accompagnamento degli estremi sintomatici.
La conoscenza dei processi in atto è determinante: in molti casi i sintomi hanno luogo nella fase di ricostruzione quando il conflitto è già risolto, e va semplicemente constatato che non c’è nulla altro da fare che riposarsi ed attenderne la fine; in alcuni casi i sintomi sono cronici: si tratta di lavorare sulla ipotesi di recidive. In altri casi la risoluzione di un conflitto forte e/o durato molto a lungo porta a sintomi con pericolo di morte o danno permanente, in particolare nel momento della crisi epilettoide (“scossa” test che l’organismo fa a se stesso, negli organi interessati, al riavvio della normalità, ed al contempo di impulso alla ricostruzione ed elimininazione definitiva delle alterazioni). L’esempio più tipico è l’infarto: esso avviene nei maschi tre settimane dopo la risoluzione di un conflitto di territorio grave (se è leggero non crea danni), avendo il senso biologico di mettere alla prova i tessuti cardiaci all’atto di ricominciare una nuova vita dopo un periodo di sforzo per la lotta. In questo caso, come in altri casi critici relativi ad altri tessuti, si può scegliere di non affrontare la risoluzione del conflitto in modo netto, ma cercare di ridurre il peso del trauma (anche detto “massa conflittuale”) gradualmente, in modo da avere conseguenze il più possibile lievi, ed affrontare il momento o periodo più critico con l’aiuto di alcuni strumenti di medicina tradizionale.
Una amica mi ha chiesto: e l’inquinamento?
Anche qui nella maggior parte dei casi non è necessario scomodare una spiegazione meccanica-microscopica: al presunto fattore inquinante si accompagna sempre un mutamento significativo del contesto di esperienza in tutti i suoi livelli.
Sia che il fattore inquinante sia realmente percepito, sia che sia invisibile ma sentito come una minaccia, quando vi è un allarme il senso comune delle persone si polarizza su alcuni specifici “sentiti” animali relativi a certe funzioni implicate nella difesa dal danno o presunto danno. In tale contesto di tensione, i traumi vanno più facilmente in recidiva. Le manifestazioni sintomatiche trovano reazioni più forti da parte degli altri, che rinforzano ulteriormente la tensione e aggiungendo shock secondari. Si crea così una massa di sintomi superiore alla media, che vengono attribuiti direttamente, con logica lineare, al fattore inquinamento, mentre esso è ancora indistinguibile dal fattore umano e relazionale.
L’aspetto di psicosi sociale è già un danno significativo alla salute, perchè rende difficile la percezione di cosa il soggetto sente per sè, con quella saggezza dell’animale che sa distinguere il velenoso dal commestibile.
Vaccini
Secondo le cinque leggi biologiche i batteri ed i virus non sono nemici, perciò semplicemente i vaccini non hanno un senso meccanico-microscopico determinante come creduto. Anche per spiegare l’efficacia dei vaccini va considerato l’aspetto esperienziale. Sia una epidemia che la introduzione di un vaccino corrisponde a forti movimenti di polarizzazione del senso comune e delle aspettative individuali.
Con l’introduzione di un vaccino, gli stessi sintomi non concorrono più a creare lo stigma ed il vissuto del malato “a rischio” o “spacciato”, per cui è meno probabile una sovrapposizione di conflitti e recidive fino alla morte (pesti) o una presenza endemica stabile di un certo quadro. Una malattia inoltre, può scomparire perchè gli stessi sintomi sono diagnosticati diversamente: cioè cominciano ad essere attribuiti ad una altra causa (“male”), che ha un altro nome, magari non così terroristico come il precedente.
Per quanto riguarda invece gli aspetti negativi, si può estendere ai vaccini il discorso sulla polarizzazione del contesto sociale fatto per l’inquinamento: sia per le conseguenze delle controindicazioni (oggi molto discusse), sia per le eventuali conseguenze della mancata assunzione.
Allergie, malattie croniche e autoimmuni
Per la medicina tradizionale, al “male” microscopico (batteri, virus, …), si contrappone il ”bene” microscopico: il sistema immunitario. Si tratta anche in questo caso di un artefatto: non vi è motivo di considerare ciò che è visibile al microscopio una “lotta”; la parola ”immunitario” identifica ideali di purezza e onnipotenza, e non una funzione univoca di una determinata serie di molecole.
Le malattie croniche o autoimmuni sono basate su almeno un conflitto di cui il soggetto fa continue recidive, cioè di una situazione conflittuale non risolta e dolente. Un esempio semplice sono le allergie, dove un aspetto di contesto che era presente in un evento traumatico, come ad esempio il profumo di una certa pianta, innesca una recidiva ogni volta che viene percepito, riportando il corpo in fase di conflitto, e richiamando i relativi sintomi. Per le malattie croniche gravi, si tratta per lo più di traumi per i quali il conflitto non è mai stato risolto e si ripresenta nella vita abituale della persona, creando una recidiva costante che spesso si autoalimenta. Le malattie a sintomatologia complessa comprendono recidive costanti di diversi conflitti, interessando così contemporaneamente diversi organi e funzioni.
Un bilancio…
La cattiva notizia portata dalle cinque leggi biologiche è che non abbiamo il controllo intellettuale sulla realtà che credevamo: le rivoluzioni “relativistiche” avvenute nella fisica già nel ‘900, sono ora estese alla medicina.
La buona notizia, è che la maggior parte dei problemi intellettuali che abbiamo imparato a metterci riguardo alla salute, non sono significativi. Ciò che è più importante sono i vissuti e i sentiti che, prima di essere significativi come molecole, lo sono come processi soggettivi che si sviluppano nella vita di ognuno.
La prospettiva di spiegare la materia, e in particolare la vita, con un modello finito e oggettivo, si riconosce per ciò che è: un ideale. L’uomo, o meglio l‘“ego patriarcale” (o ego gregaristico-autoritario, di cui partecipano sia maschi che femmine), si è a lungo applicato a tale ideale, fino a raggiungere gli estremi non dell’universo, ma della sua propria mente.
Studiando le cinque leggi biologiche, è frequente contattare il proprio conflitto interno tra controllo e paura, ed è possibile riconoscere in quale misura tale conflitto sia condiviso nel senso comune: la pubblica lotta tra intellettualismo e paranoia (meglio il pulito o l’igiene? Affidati a questa molecola!), che è alla base di istituzioni sanitarie, militari, religiose, educative.
Studiando le cinque leggi biologiche è possibile riprendere responsabilità sulla propria esperienza sensibile.
Buona fortuna per la tua ricerca della verità!